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LARACHE


LARACHE, O COME TORNARE INDIETRO NEL TEMPO

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Raggiunta l’entrata della medina di Larache, mi fermai per alcuni istanti a contemplare il portale d’ingresso. Non furono i mattoncini color terra di Siena, la calce bianca o gli smalti azzurri a colpirmi; fu lo strano silenzio al di là della soglia, un silenzio che nemmeno le fiamme del sole africano riuscivano a scalfire. Un sole capace di sciogliere tutta la realtà sensibile, incluso il suo stesso cielo, con il suo potente ruggito di fuoco... ma non quel silenzio. Quel silenzio senza fondo che governava tutto ciò che rimaneva al di là della soglia di quel portale come un suo protettorato fresco e ombroso. Non si entra necessariamente in un paese nel momento esatto in cui si varcano i suoi confini; può avvenire a scoppio ritardato, lentamente, casualmente. Capii di entrare in Marocco nel preciso istante in cui varcai quel portale. Non sembrò nemmeno di passare attraverso una porta; mi parve di immergermi in una cascata di resina calda, capace di evocare il passato, cristallizzare il presente e ritardare il futuro. Risatine e mormorii agli angoli delle finestre, botteghe nascoste ricolme di pesce salato, piramidi di cipolle rosa, giare di curcuma e ampolle di essenze esotiche; gatti furtivi, vecchie accovacciate, minareti traforati e alberi di arancio che esplodevano di frutti dorati nelle isolate piazzette vestite di ocra, bianco e turchese. Stregato dal suo meraviglioso incanto, deliziosamente perso nelle sue meraviglie incantate, mi inoltrai nel labirinto di vicoli bianchi e blu, seguendo a volte un fruscio di seta, a volte voci bianche che rincorrevano un pallone, a volte delle strane vesti da druido nere col cappuccio a punta che svanivano magicamente nei vicoli ciechi. Finii a fluttuare anch’io in quel mondo surreale smaltato da uno strato scintillante di atemporalità, dove tutto aveva preso la forma di un sussurro.

“Qué lindo!” un’esclamazione squarciò il silenzio. Mi girai; un gruppo di turisti spagnoli affondò in quell’incanto come un coltello nel burro. Gilipollas, pensai e cambiai strada. Quegli stronzi avevano rovinato tutta l’atmosfera... e se fossi stato tu a rovinare l’atmosfera a loro? In effetti, vogliamo sempre essere gli unici turisti in circolazione...

Estratto dal libro Marocco Senza Veli


LARACHE: STEPPING BACK IN TIME

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I had finally reached the entrance to the Larache medina. I lingered for a moment or two contemplating the majestic portal. I wasn’t struck by the amber bricks, the white-washed lime or the azure varnishing; it was the weird silence looming on the other side of the threshold, a silence so deep that not even the flames of the African sun were able to graze. A sun able to melt all the sensible reality, including its own sky, with its mighty, roaring thunder of fire… but not the silence across that portal. That bottomless silence ruling the streets behind that thresholds like its own fresh and shadowed protectorate. You don’t necessarily enter into a country the exact moment that you cross its borders; it can happen belatedly, slowly, casually. I understood that I had finally entered Morocco when I crossed that door into the medina. It didn’t even seem like passing through a door; it felt like stepping into a warm waterfall of resin, summoning the past, crystallising the present and averting the future. Giggles and murmurs at the corners of the windows; secluded shops teeming with salted fish, pyramids of pink onion, curcuma jars and ampoules of rare essences; hiding cats, crouching crones, laced and broidered minarets, orange trees exploding with golden fruits within the okra, the white and the turquoise of those tiny, hidden squares.I seeped through that labyrinth of white and azure alleys, at times following swishes of silk breezing down the alley, at times some white voices chasing a ball, at times some black weird wizard gowns ending with a pointed cap, that would disappear magically into dead end alleys. Charming through its marvellous enchantment, deliciously lost in its own enchanted marvels, the whole Larache, varnished with that shiny coat of timelessness, had taken the form of a whisper.

“Que lindo!” a cry tore out the silence. I turned around; a group of Spanish tourists cut through that enchantment like a knife through butter. Bastards, I thought and walked away. Those tourists had ruined all the atmosphere… What if you were the one ruining their atmosphere? Actually, it’s true, we always want to be the only tourists around…

From the book Morocco Unveiled