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CHEFCHAOUEN


CHEFCHAOUEN - LA CITTÀ BLU

Come entri in città e segui il flusso di persone, Chefchaouen assomiglia a qualsiasi altra città marocchina. Certo, più ti inerpichi nella medina e nei suoi mille follicoli, più la città si ammanta di blu. Ma non potrei dire esattamente dove inizia e dove finisce. È quando giri quell’angolo, quando sbirci in quella piazzetta, quando prendi quelle scalette nascoste che il cielo improvvisamente si scioglie sulla terra, facendoti sprofondare in un labirinto lattiginoso di glassa blu. Pareti, marciapiedi, muri, porte, archi, cornicioni, scale, tutto diventa indaco, cobalto, pervinca, oltremare, ceruleo e lavanda, a seconda delle diverse intensità della luce, a seconda dell’ora del giorno, a seconda del numero di turisti… o probabilmente solo a seconda del tuo umore. Ecco perché Chefchaouen è sempre diversa: in un momento diverso, con un ritmo diverso e in un posto diverso, ogni persona scopre una diversa Città Blu.

Ci ritrovammo di fronte a una scalinata ripida e irregolare. Non lo vidi subito, ci misi un po’ a rendermi conto della sua presenza. Galleggiava nel blu, avvolto in un antico mantello di lana d’avorio. La vecchiaia gli affondava nelle rughe, ma aveva due occhi di un blu così acceso che sembravano due zaffiri incastonati su una maschera di marmo. C’era qualcosa di strano in quel vegliardo seduto alla fine delle scale. I suoi occhi erano dello stesso colore della città. Pareva quasi che invece di essere lui un abitante di Chefchaouen, fosse Chefchaouen stessa ad abitare lui.

Mi tolsi la sacca e iniziai a cercare il cellulare. Era una scena troppo particolare per non essere immortalata con una foto. Dopo un bel po’ di ravanare, perso com’era nei mille rivoli della mia sacca, agguantai il cellulare con un’esclamazione di vittoria. Alzai gli occhi, pronto per scattare la foto e…

Il vecchio era scomparso. Al suo posto c’era soltanto un vello di pecora, appoggiato su un gradino come un cuscino. Rimasi lì, imbambolato, a fissare quella lana candida come la neve.

Se Chefchaouen avesse un guardiano con le chiavi dei suoi angoli più nascosti, delle sue tradizioni più astruse, dei suoi segreti più blu… non assomiglierebbe a quel vecchio? Forse che d’una città non godi le sette o settantasette meraviglie, ma la possibilità che dà alla nostra fantasia di cucirgli addosso i misteri più reconditi?