BLOG

RECENSIONE: I MALAVOGLIA DI g. verga


I MALAVOGLIA - G.VERGA

Ho finito a leggere ora una vecchissima edizione dei Malavoglia del ‘65 (costava 350 lire!). Come molti sapranno, la storia narra la vita tormentata di una poverissima famiglia di Aci Trezza, nella costa orientale della Sicilia.

Due cose mi hanno particolarmente colpito: la prima è che al contrario di ciò che ci avevano fatto studiare a scuola, Verga non mi sembra per nulla una voce narrante asettica e impersonale che fotografa con distacco la realtà in tutta la sua crudezza, con una chiave oggettiva, priva di commenti o intrusioni. Per me narra il tutto con un’ironia così unica, buffa e sottile, da far trasparire molto sul suo modo di fare e di pensare; anzi, penso proprio che io e lui saremmo potuti essere ottimi amici.

“Un affar d’oro!” vociava Piedipapera arrancando colla gamba storta. Lo Zio Crocifisso strillava come se gli strappassero le penne mastre, ma non bisognava badarci, perche delle penne ne ha molte. “Lui e ricco come un maiale!” “Lo dite a me che ci ho a limite la vigna,” disse allora Padron Cipolla gonfiandosi come un tacchino.

La seconda cosa è che questo racconto infrange un po’ tutti gli stereotipi del “si stava meglio quando si stava peggio”. Da un paesino così piccolo e familiare, non ancora contaminato dal veleno del progresso e della modernità, ci si sarebbe aspettato un minimo di solidarietà, amicizia, pietà e misericordia da parte degli abitanti del villaggio di fronte alle sventure dei Malavoglia. E invece no, più cadevano in basso, più i loro compaesani gli si buttavano addosso come un branco di pescecani. Sapete che vi dico? Preferisco mille volte la nostra società di oggi dove i ragazzi e le ragazzi si sposano per amore, dove non esistono doti e matrimoni combinati, il malocchio, le malelingue e i delitti d’onore. Viva il progresso, viva la modernità! E viva Verga!