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PICCOLO MONDO ANTICO - A. FOGAZZARO


IL LIBRO

DUE RIGHE SU piccolo mondo antico DI A. FOGAZZARO

Piccolo Mondo Antico, per uno strano e inaspettato congiungersi di eventi e allineamento di pianeti, è risultato per me una piccola sorpresa.

Piccolo Mondo Antico era uno di quei titoli che mi erano sempre suonati familiari, nonostante non ne avessi mai approfondito il contenuto. Mi erano bastate quelle tre parole per aver già inquadrato tutto ciò che c’era da sapere: romanzo stile Malavoglia (di cui ho scritto qualcosa qui) incentrato su quel pezzo di Italia meridionale retrogrado e provinciale, i cui protagonisti, dal basso della loro cultura paesana e tradizionale, in balia degli eventi guardano il mondo scorrere alla finestra.

E qui iniziano le sorprese. Al posto delle scogliere arrostite dal sole e dai porticcioli rimangiati dalla salsedine mi sono ritrovato nelle ambientazioni lacustri e montagnose della Valsolda, una località in provincia di Como posta sulle sponde del lago di Lugano. I detti popolani al sapore di pomodori secchi e pesce sotto sale, la miseria, la dabbenaggine, la semplicità d’animo e gli echi borbonici hanno ceduto il posto alle atmosfere asburgiche e sabaude, ai chiarori risorgimentali, al fermento culturale e rivoluzionario.

Il Piccolo Mondo Antico rappresenta quell’Italia settentrionale ancora sotto il dominio dell’impero austro-ungarico, un’Italia che, nonostante fosse aristocratica, borghese e raffinata, rimaneva comunque reazionaria, conservatrice e retriva. Indi per cui, filo-asburgica.

Ciò che ha reso questa lettura particolarmente interessante è stato l’ascoltare in concomitanza e per pura coincidenza i bellissimi podcast di Alessandro Barbero sulle tre guerre d’indipendenza italiane. Piccolo Mondo Antico è ambientato nel lasso di tempo che va dalla fine della Prima Guerra d’Indipendenza* alla Seconda Guerra d’Indipendenza** e segue la storia di Franco e Luisa, una famiglia di liberali filo-piemontesi che, sposata la causa dell’Unità d’Italia, dovrà vedersela con l’ambiente austricante e reazionario della Valsolda, inclusi i propri parenti.

Aver incorniciato perfettamente lo sfondo storico, il contesto sociale, le atmosfere e le vibrazioni tipiche di quello spazio-tempo rappresenta per me l’aspetto più interessante di questo libro. Anzi, vi dirò di più, per un paio di giorni mi sono riscoperto risorgimentale e filo-sabaudo!

Altri due aspetti interessanti:

  • Prima di leggere il libro, feci un giro su Wikipedia e scoprii che Fogazzaro era un cattolico liberale (oh, a me sembrava un vero e proprio ossimoro!) ma leggendo il libro sono riuscito a inquadrare che tipo era Fogazzaro. Era liberale (termine ovviamente da contestualizzare, a quel tempo non esistevano i Pannella pro matrimoni gay e hashish libero) perché credeva nello Stato di Diritto, nei progressi della scienza, nella democrazia rappresentativa, nell’estensione del diritto di voto e nella separazione tra Stato e Chiesa. E il suo approccio alla religione e alla teologia (che traspare nei dialoghi dei protagonisti) è quello di un individuo estremamente aperto mentalmente, pronto a navigare coraggiosamente nei maremoti del dubbio, determinato a rifiutare i dogmi e il bigottismo e a vedere lo spirituale sì in termini “cattolici” ma anche metafisici, una metafisica non meramente religiosa.
  • Fogazzaro ha lasciato alcuni dialoghi in “lingua originale” ovvero in dialetto lombardo. Ovviamente ci si deve barcamenare un po’ e non posso affermare di aver capito tutto, ma è stato comunque molto interessante visto che ho fatto qualcosa di molto simile per il mio libro Marocco Senza Veli, in cui ho lasciato i dialoghi in francese, spagnolo e inglese, ma con le relative traduzioni a fine pagina.

*[1948, il Piemonte, sfruttando i moti d’insurrezione in Nord Italia, tra cui le Cinque Giornate di Milano, cercò di conquistare il Lombardo-Veneto all’Austria. Risultato: fallimento totale]

**[1959, il Piemonte ci riprova ma questa volta in alleanza con la Francia. Risultato: conquistata Lombardia, Veneto rimane all’Austria].